I vestiti nuovi dell’imperatore

Molti anni fa viveva un imperatore che amava tanto avere sempre bellissimi vestiti nuovi da usare tutti i suoi soldi per vestirsi elegantemente. Non si curava dei suoi soldati né di andare a teatro o di passeggiare nel bosco, se non per sfoggiare i vestiti nuovi. Possedeva un vestito per ogni ora del giorno e come di solito si dice che un re è al consiglio, così di lui si diceva sempre: “È nello spogliatoio!”.

Nella grande città in cui abitava ci si divertiva molto; ogni giorno giungevano molti stranieri e una volta arrivarono due impostori: si fecero passare per tessitori e sostennero di saper tessere la stoffa più bella che mai si potesse immaginare. Non solo i colori e il disegno erano straordinariamente belli, ma i vestiti che si facevano con quella stoffa avevano lo strano potere di diventare invisibili agli uomini che non erano all’altezza della loro carica e a quelli molto stupidi.

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I tre porcellini

C’era una volta una vecchia scrofa che ebbe tre piccoli porcellini, ma non aveva più modo di tenerli con sé, così, li mandò a cercare fortuna per il mondo. Partì il primo porcellino ed incontrò un uomo con un fascio di paglia, e gli disse: “Per favore, buon uomo, mi dai la tua paglia per costruirmi una casa?”

L’uomo acconsentì, e il porcellino fece su una casetta di paglia. Arrivò un giorno il lupo, il quale bussò alla porta e disse: “Porcellino, porcellino, fammi entrare.”

Il porcellino rispose: “No, no, neanche per sogno.”

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Il gatto con gli stivali

Un mugnaio, venuto a morte, non lasciò altri beni ai suoi tre figliuoli che aveva, se non il suo mulino, il suo asino e il suo gatto. Così le divisioni furono presto fatte: né ci fu bisogno dell’avvocato e del notaro; i quali, com’è naturale, si sarebbero mangiata in un boccone tutt’intera la piccola eredità.

Il maggiore ebbe il mulino. Il secondo, l’asino. E il minore dei fratelli ebbe solamente il gatto.

Quest’ultimo non sapeva darsi pace, per essergli toccata una parte così meschina.

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Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti

Nei giorni scorsi avete ascoltato la celebre fiaba di Cappuccetto Rosso dei fratelli Grimm. Tutti voi la conoscevate, ma siete davvero certi che le cose siano andate proprio in quel modo? Chiedete separatamente ad ognuno dei protagonisti la propria versione dei fatti e avrete quattro storie differenti: quella di Cappuccetto Rosso, quella della nonna, quella del cacciatore e, perché no, anche quella del Lupo. E potreste scoprire che le cose non sono sempre come sembrano.

Consiglio quindi a tutti la visione del film di animazione Cappuccetto Rosso e gli insoliti sospetti. Ne vedrete delle belle…

Cappuccetto Rosso

C’era una volta una ragazzina dolce e buona; tutti quelli che la vedevano l’amavano, ma specialmente sua nonna, che non sapeva più cosa regalarle. Una volta le diede un berrettino di velluto rosso, e siccome le stava così bene e la bambina voleva indossarlo sempre, cominciarono a chiamarla la piccola Cappuccetto Rosso. Una volta la mamma le disse: “Vieni, Cappuccetto Rosso. Qui c’è una porzione di torta e una bottiglia di vino: prendili e portali alla nonna, che è a letto, debole e malata; le faranno tanto bene. Comportati come si deve e portale i miei saluti. Fa’ la brava, non allontanarti dal sentiero, e sta’ attenta a non far cadere la bottiglia, altrimenti si romperà e per la nonna non resterà più niente. E quando entrerai nell’ingresso, non dimenticarti di darle il buongiorno e non metterti a curiosare dappertutto come fai di solito.” “Mi comporterò bene” rispose Cappuccetto Rosso, stringendo la mano della mamma.

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Leggere una fiaba

Leggere una fiaba è un’attività faticosa: bisogna capire il testo, interpretarlo, saper infondere emozioni in chi ci ascolta.

Il lettore ha l’arduo compito di creare un mondo nella fantasia dei propri ascoltatori e di saperli trasportare là, di fianco ai protagonisti della storia, per far vivere loro le stesse avventure, le gioie, i dolori, le paure…

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